Gesti, suoni e sguardi come strumenti comunicativi
Prima delle parole, il bambino comunica con tutto il corpo. Tra i 6 e i 12 mesi, il suo linguaggio si arricchisce di gesti, suoni, vocalizzi e sguardi che hanno significato.
Indica con la mano, si gira verso un suono, ripete sillabe, cerca di imitare. Ogni “ba-ba”, ogni sorriso, ogni sguardo è una forma di comunicazione.
Quando il genitore risponde — guardandolo, ripetendo, nominando ciò che accade — il bambino capisce che il suo messaggio è arrivato. Questo scambio è il terreno su cui nascerà il linguaggio verbale.
Le neuroscienze mostrano che il cervello impara a parlare dentro la relazione: la voce calma, la sintonizzazione emotiva, la risposta coerente rinforzano i circuiti dell’attenzione e della memoria.
Non serve “insegnare” a parlare, ma parlare con: descrivere ciò che si fa, rispondere ai vocalizzi, raccontare emozioni.
La comunicazione preverbale è la prima forma di dialogo affettivo. È lì che il bambino scopre il potere della voce, la gioia dell’essere ascoltato e la meraviglia di poter rispondere al mondo.