Un percorso di gusto, autonomia e relazione
Tra i 6 e i 12 mesi, il momento del pasto diventa una nuova avventura. È in questa fase che il latte — materno o formulato — comincia ad affiancarsi ai primi assaggi di cibo solido.
Secondo la Società Italiana di Pediatria (SIP) e la Pediatra Carla, lo svezzamento (o alimentazione complementare) dovrebbe iniziare intorno ai 6 mesi, quando il bambino mostra chiari segnali di prontezza:
- riesce a stare seduto con un buon controllo del capo,
- mostra interesse per ciò che mangiano gli adulti,
- apre la bocca quando gli si propone il cucchiaino,
- perde il riflesso di spingere fuori il cibo con la lingua.
Lo svezzamento non è solo una questione nutrizionale: è una esperienza educativa e relazionale. Il bambino scopre nuovi sapori, odori, consistenze e, soprattutto, condivide il pasto con i genitori, osservandoli e imitando i loro gesti.
Che si scelga un approccio più tradizionale o l’autosvezzamento, ciò che conta è il clima emotivo. Forzare o insistere non aiuta: il bambino ha bisogno di tempo per esplorare, sporcarsi, rifiutare e riprovare.
Sedersi insieme a tavola, parlare, sorridere e rispettare i suoi segnali di fame e sazietà trasforma il momento del pasto in un gesto di fiducia reciproca.
SIP e i pediatri dell’approccio relazionale ricordano che non serve introdurre gli alimenti in un ordine rigido, ma garantire varietà, gradualità e serenità. Il latte resta importante fino all’anno di vita, ma il cibo solido apre il bambino al piacere della scoperta e della condivisione.
Lo svezzamento è dunque molto più che nutrizione: è il primo passo verso l’autonomia, la fiducia nel proprio corpo e la gioia del mangiare insieme.
Ogni cucchiaino non è solo un assaggio di cibo, ma un assaggio di mondo.