Il gioco simbolico.

Il bambino rappresenta la realtà attraverso l’uso di simboli

Dal gioco proto-simbolico, verso i 2 anni, compare il gioco simbolico reso possibile grazie
all’acquisizione della rappresentazione mentale: la capacità di richiamare alla mente qualcosa che
non è realmente presente attraverso l’uso di simboli; il bambino utilizza ad esempio una banana
(oggetto realmente presente) come un telefono (oggetto non presente ma il cui significato viene
attribuito alla banana). Il gioco simbolico è il “giocare a far finta di…”. In questa cornice ludica i
bambini sperimentano emozioni assumendo il ruolo di un’altra persona (ad esempio: “gioco a fare
la mamma”).
Questo tipo di gioco è fondamentale per lo sviluppo emotivo-relazionale, cognitivo e sociale del
bambino poichè stimola l’immaginazione, la creatività e la comprensione del mondo. Intorno ai 2
anni la modalità tipica di gioco dei bambini viene chiamata “gioco in parallelo”: i bambini giocano
vicini, nello stesso spazio ma non interagiscono direttamente/intenzionalmente, ognuno è
concentrato sulla propria attività. Verso i 3 anni inizia invece la transizione verso “il gioco
associativo”: grazie alle nuove competenze comunicative apprese i bambini iniziano a coordinare la
propria attività con i pari e suddividono i ruoli, ad esempio: “io faccio la mamma e tu fai il papà…”

Suggerimenti in pillole:
In questa fase i bambini attribuiscono significati diversi agli oggetti che utilizzano, lasciamo a loro
disposizione oggetti di utilizzo quotidiano e oggetti di riciclo come scatole, nastrini, mattoncini in
legno. Dando loro oggetti il cui utilizzo è dettagliatamente definito rischiamo di inibire la loro
creatività e fantasia. Uno scolapasta può invece diventare un elmo, una grande scatola di cartone
può diventare un vascello pirata e una coperta può diventare un abito da principessa.